LA VALUTAZIONE DEI CARICHI DI FAMIGLIA NEL LICENZIAMENTO COLLETTIVO

I CARICHI DI FAMIGLIA NEL LICENZIAMENTO COLLETTIVO – Avv. Stefano Massimiliano Ghio

Le aziende che occupano più di 15 dipendenti per procedere alla riduzione del personale in numero superiore a 4 unità debbono seguire la procedura dei licenziamenti collettivi prevista dalla legge 223/1991.

Sulla scelta dei lavoratori da licenziare l’art. 5 c. 1 e 2 della legge 223/91 impone l’applicazione dei criteri c.d. legali, oltre a quelli convenzionali ove previsti dall’eventuale accordo sindacale, tra i quali si annoverano le esigenze tecniche produttive, i carichi di famiglia e l’anzianità di servizio.

Ai fini di una oggettiva comparazione delle posizioni, e quindi per non incorrere nella illegittimità dei licenziamenti, è necessario assegnare un punteggio ad ogni criterio di valutazione e quindi redigere una graduatoria dei lavoratori attivi.

La Corte di Cassazione con la sentenza 10996 del 26 aprile 2021 ha focalizzato la sua attenzione ai carichi di famiglia. Questa è tornata a ribadire la necessità di una interpretazione elastica di tale criterio. In particolare afferma che si debba avere riguardo alla situazione economica effettiva dei singoli lavoratori, non potendo il datore di lavoro limitarsi alla verifica della documentazione fiscale del lavoratore disponibile.

In effetti tra i criteri legali di scelta del lavoratore da licenziare, nel contesto dei licenziamenti collettivi, i carichi di famiglia hanno un carattere marcatamente sociale. Il legislatore introducendoli ha inteso preoccuparsi di garantire la posizione dei prestatori di lavoro appartenenti a quelle fasce c.d. deboli a cui il nostro ordinamento fornisce una tutela specifica e rafforzata.

La citata pronuncia della Cassazione quindi si allinea con la diffusa opinione giurisprudenziale secondo la quale è onere del datore di lavoro effettuare un accertamento effettivo della situazione famigliare dei singoli lavoratori che non può limitarsi alla semplice verifica del numero di persone a carico del lavoratore come risulta dalla fruizione degli assegni di familiari.

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LA VACCINAZIONE DEL LAVORATORE E LE CONSEGUENZE DEL RIFIUTO

Avv. Stefano Massimiliano Ghio

«Il rifiuto di vaccinarsi, configurandosi come esercizio della libertà di scelta del singolo individuo rispetto a un trattamento sanitario, ancorché fortemente raccomandato dalle autorità, non può costituire una ulteriore condizione a cui subordinare la tutela assicurativa dell’infortunato»

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OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO E TABELLE MILLESIMALI

In tema di riscossione degli oneri condominiali non pagati, in caso di opposizione a decreto ingiuntivo, deve ritenersi irrilevante la pendenza di altro giudizio di revisione o modifica delle tabelle millesimali di cui all’art. 69 disp. att. c.c, così è affermato in una recentissima sentenza emessa dal Giudice di Pace di Macerata – Avv. Stefania Corvaro.

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DIMISSIONI PER GIUSTA CAUSA

Quando si possono rassegnare le dimissioni per giusta causa  –  Avv. Stefano Massimiliano Ghio

Le dimissioni per giusta causa di un lavoratore ricorrono in presenza di un inadempimento datoriale talmente grave da non consentire la prosecuzione del lavoro durante il periodo di preavviso.

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